Mappa intergalattica
Capita a molti genitori, osservando i propri figli mentre giocano, di avvertire a un certo punto qualche piccolo dubbio.
A noi è successo proprio così: guardando il nostro bambino mentre giocava, sia a casa da solo sia con i suoi compagni all’asilo.
È naturale fare confronti con gli altri bambini della stessa età. Fa parte dell’essere genitori. Proprio attraverso questi confronti abbiamo iniziato a percepire che qualcosa, nel suo modo di giocare e di intrattenersi, sembrava un po’ diverso.
Da lì è iniziata una fase di osservazione più attenta e di confronto con le insegnanti. Il dialogo con loro è stato prezioso e ci ha aiutato a mettere insieme i primi pezzi del puzzle.
Grazie a questa collaborazione abbiamo iniziato il nostro percorso.
Nelle prossime righe troverete, in modo semplice e concreto, i primi passi da fare quando le prime domande iniziano a bussare alla porta.
1. Osservazione iniziale a casa
- Prendere nota dei comportamenti che destano preoccupazione (es. difficoltà nella comunicazione, gioco ripetitivo, scarso contatto oculare, interessi ristretti, stimming*).
- Annotare quando e in quali situazioni si presentano.
- Confrontare lo sviluppo del bambino con le tappe tipiche (senza allarmarsi subito: ogni bimbo ha i propri tempi).
*Movimenti o comportamenti ripetitivi: possono essere fisici (dondolarsi, roteare), uditivi (cantilenare), visivi (fissare oggetti), tattili (toccare superfici) o olfattivi
2. Primo confronto con il pediatra
- Parlare con il pediatra di fiducia, portando esempi concreti di comportamenti osservati.
- Chiedere una valutazione dello sviluppo psicomotorio e del linguaggio.
- Se il pediatra condivide i dubbi, richiedere un invio a un centro di neuropsichiatria infantile (NPI) o a uno specialista in sviluppo.
3. Valutazione specialistica (NPI o equipe multidisciplinare)
- Lo specialista raccoglierà informazioni con colloqui con i genitori e osservazione del bambino.
- Potranno essere somministrati test standardizzati (es. ADOS-2, ADI-R, CARS).
- La valutazione considera: comunicazione, linguaggio, comportamento sociale, interessi, motricità.
4. Ricezione della diagnosi (se confermata)
- La diagnosi non è un’etichetta, ma una chiave per accedere a servizi e interventi adeguati.
- Viene rilasciata una relazione scritta con indicazioni terapeutiche.
5. Avvio degli interventi riabilitativi
- Attivare percorsi mirati (es. logopedia, terapia neuropsicomotoria, terapia cognitivo-comportamentale).
- Collaborare con la scuola/educatori per favorire inclusione e strategie didattiche personalizzate.
- Richiedere il PEI (Piano Educativo Individualizzato) a scuola in presenza di diagnosi riconosciuta.
6. Supporto familiare
- Cercare gruppi di sostegno per genitori di bambini con autismo.
- Formarsi con letture o corsi brevi per imparare strategie pratiche a casa.
- Prendersi cura anche del benessere emotivo della famiglia.
7. Aspetti burocratici (in Italia)
- Richiedere il riconoscimento di invalidità civile e legge 104* per avere diritti e agevolazioni (permessi lavorativi, sostegno scolastico, terapie).
- Informarsi presso ASL/ATS di riferimento sui servizi disponibili (centri territoriali, associazioni, sportelli autismo).
*poi integrata con la legge 106/2025
Queste “pillole” nascono dalla nostra esperienza come genitori di Giorgio, perciò saremmo più che felici se possono aiutare qualcuno a sentiresti meno perso e meno solo nella galassia dei Disturbi dello Spettro Autistico.
Prossimamente pubblicheremo una GUIDA INTERGALATTICA più approfondita e completa per l’autismo in tutte le età, cercando di usare sempre un linguaggio semplice, diretto ed umano.